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Diaframma e Postura :
Sapevate che il diaframma, oltre ad essere il principale muscolo della respirazione, ed avendo moltissimi rapporti con tutto il resto del corpo, può essere spesso la causa di dolori, tensioni o cattive posture? E soprattutto, siamo proprio sicuri di “saper respirare”?
Prima di capire perchè una disfunzione diaframmatica può comportare tutta una serie di problematiche, proviamo ad eseguire un semplice esercizio per verificare se il nostro diaframma è elastico e ben funzionante.
Stenditi in posizione supina e posiziona una mano sul tuo torace e l’altra sopra il tuo addome e comincia a respirare: inspira con il naso e prova a far sollevare solamente la mano posizionata sull’addome (l’aria entra e gonfia la pancia). Contemporaneamente, cerca di non far sollevare quella posizionata sul torace, espira con la bocca ben aperta e fai rilassare addome e torace. Cosa succede? Il diaframma potrebbe essere rigido se:
– la mano sull’addome non si solleva (quindi la pancia non si gonfia);
– si solleva maggiormente la mano posizionata sul torace;
– hai la sensazione di non prendere abbastanza aria (sensazione di “fame d’aria”);
– i due atti respiratori sono troppo corti e troppo veloci;
– il torace e le spalle non si rilassano con l’espirazione;
– il collo si irrigidisce.
Il diaframma forma il rivestimento interno della gabbia toracica e rappresenta il “tetto” della cavità addominale, ovvero è strettamente collegato a quasi tutti gli organi interni (compresi cuore e polmoni). In fisiologia, ovvero quando funziona bene, il diaframma dovrebbe scendere durante l’inspirazione (quindi l’addome si dovrebbe gonfiare) e dovrebbe invece risalire con l’espirazione, cioè dovrebbe ritornare passivamente alla sua posizione di base verso l’alto. Continui e ripetuti stress, nel tempo, possono far alterare il normale funzionamento di questo muscolo, che andrà progressivamente incontro a veri e propri blocchi respiratori, ossia il diaframma rimane bloccato in inspirazione, ovvero verso il basso del torace. In questa posizione cronica il diaframma diviene causa di disturbi di varia natura, tra cui: cervicalgia (per i rapporti che ha con la parte superiore del corpo), spalle rigide, dorsalgie e lombalgie (per i rapporti che ha con la parte inferiore della colonna vertebrale), problematiche viscerali (disturbi dell’apparato digerente, dell’apparato urinario, disturbi cardiaci e del sistema venoso e linfatico, disturbi respiratori), ed infine vere e proprie alterazioni posturali.
E’ per tutta questa serie di motivi, che il primo obiettivo di ogni approccio terapeutico è sempre quello di andare a liberare la nostra respirazione, ovvero restituire al diaframma la sua naturale elasticità.
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Lo Sbadiglio :
Lo sbadiglio, pur essendo spesso considerato un semplice riflesso fisiologico legato alla sonnolenza o alla noia, ha anche interessanti implicazioni terapeutiche e fisiologiche. Ecco una panoramica delle sue indicazioni terapeutiche o benefici potenziali:
1. Regolazione della temperatura cerebrale;
Lo sbadiglio aiuta a raffreddare il cervello, migliorando così la chiarezza mentale e le prestazioni cognitive. In contesti di stanchezza mentale o sovraccarico cognitivo, sbadigliare potrebbe aiutare a ristabilire l’equilibrio.
2. Rilassamento e riduzione dello stress;
Lo sbadiglio è associato all’attivazione del sistema nervoso parasimpatico, che è legato al rilassamento. In terapia, specialmente in contesti di mindfulness, yoga o training autogeno, è talvolta incoraggiato come segnale di rilascio delle tensioni.
3. Miglioramento dell’ossigenazione;
Anche se questo è ancora oggetto di dibattito, si ritiene che lo sbadiglio contribuisca a stimolare il diaframma per una respirazione profonda, aumentando l’apporto di ossigeno e favorendo l’eliminazione dell’anidride carbonica.
4. Induzione del sonno;
Poiché lo sbadiglio è comune prima di addormentarsi, in alcuni contesti può essere favorito come parte di una routine pre-sonno. Stimolare intenzionalmente lo sbadiglio può facilitare il rilassamento propedeutico al sonno.
5. Strumento in psicoterapia corporea;
In approcci come la biosistemica o la terapia somatica, lo sbadiglio viene visto come una manifestazione del rilascio emotivo e fisico. È incoraggiato quando emerge spontaneamente, come segnale di sblocco energetico o integrazione psicofisica.
6. Stimolazione dei muscoli facciali e della deglutizione;
Può essere utile in ambito logopedico o riabilitativo per stimolare la muscolatura oro-facciale, la lubrificazione della gola e l’apertura della tromba di Eustachio (utile per riequilibrare la pressione nelle orecchie).
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